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ALBERTO VASCHETTO E LA SUA 100KM DEL PASSATORE

"La quinta volta per me e grazie a DINAMO la migliore!".

Intervista di Francesco Caielli

I numeri, anzi il numero, già da solo mette paura e soggezione: 100. Sono i chilometri da correre: quelli che separano Firenze e Faenza, quelli che ammantano di leggenda la 100 km del Passatore e danno a chi la corre l’aurea dell’eroe. Nulla da inventare, nessuna scusa o passo indietro: bisogna correre, condensando in quella distanza pazzesca le emozioni di una vita. Alberto Vaschetto non ha soltanto corso la 100 km del Passatore: l’ha corsa, e poi ci è tornato per correrla ancora. E ancora, e ancora. In tutto, cinque volte: l’ultima, una settimana fa.

“Ammetto e confesso. Per decidere di correre la 100 km del Passatore bisogna essere un po’ matti: nel senso che serve esserlo, che la pazzia è una condizione necessaria. Per tornare a correrla di nuovo, oltre alla follia, ci deve essere anche qualcos’altro. E questo qualcos’altro, io lo chiamo amore per una corsa che è molto più di una corsa, che è mille cose insieme”.

Cos’ha di così speciale questa corsa?
Il suo fascino, unico. Qualcosa che se la vedi una volta poi dentro scatta qualcosa e devi correrla per forza. Nel 2013 ho accompagnato degli amici e li ho seguiti nella loro fatica, quando sono arrivati al traguardo ho deciso che l’avrei corsa anch’io.

Perché?
Difficile da spiegare, venite a vederla e mi capirete. Venite a vedere la gente, le piazza piene, l’atmosfera che si respira.

Quanto è dura?
Anche in questo caso, spiegarlo è difficile. Potrei raccontare della prima salita che si corre quasi sempre al caldo, della seconda salita che si fa di notte ma che è durissima, della seconda parte tutta in discesa che illude offrendoti una speranza di semplicità ma che invece ti ammazza, della gente che dopo i 60 chilometri inizia a dare i numeri e vuole fermarsi.

Il famoso muro…
Nella maratona arriva attorno al trentesimo chilometro, qui al sessantesimo. E fa male allo stesso modo, anzi di più.

E tu lo hai sperimentato?
Quella fatta quest’anno è stata la mia quinta volta al Passatore. Ed è stata la più bella, quella in cui ho corso meglio, l’unica in cui non ho avuto problemi. Nelle altre esperienze ho sempre sofferto di problemi di stomaco: mi alimentavo, seguivo i miei programmi di integrazione, ma stavo sempre male. E stare male quando si devono correre 100 chilometri è un problema grosso: perché stai male fisicamente, stai male di testa, subentrano la rabbia e la paura di non farcela, arriva la voglia di mandare tutto al diavolo e fermarsi.

E quest’anno, cos’è cambiato?
Ho usato solo ed esclusivamente prodotti Dinamo. Se ci fosse una classifica di chi si è alimentato di più, credo che la vincerei: ho mangiato e bevuto tantissimo, dall’inizio alla fine. Ho mangiato due barrette un’ora prima della partenza, poi ho iniziato ad alimentarmi 20 minuti dopo il via fino a 5 chilometri dal traguardo. In tutto ho utilizzato circa 20 gel e 48 compresse in gruppi da 4 (ogni volta 2 IN e 2 ULTRA). Ogni volta che mi alimentavo, buttavo giù dei sali minerali solubili. Dopo l’arrivo ho preso 4 compresse POST. E devo dire che ho chiuso in crescendo, avevo forza per spingere, non so quante persone ho superato negli ultimi 20 chilometri.

E lo stomaco?
Nessun fastidio. Nessuno. Nelle altre edizioni, all’arrivo pesavo circa 7 chili in meno rispetto alla partenza: questa volta, il mio peso dell’arrivo era identico a quello della partenza. Dinamo è stato una scoperta meravigliosa, e a questo punto mi è venuta voglia…

Ovvero?
Il mio obiettivo era correre cinque edizioni e conquistare il piatto riservato a chi centra questo traguardo. Ma adesso che sono entrato in questa dimensione nuova, io voglio provarci: mi sono classificato 3° nella mia categoria su 200 partenti, voglio tornare per vincere. Sarà dura, ma la testa c’è e adesso ci sono anche i prodotti…

Quanti allenamenti richiede la preparazione di una corsa come questa?
Negli ultimi mesi il mio chilometraggio è tra i 360 e i 400 chilometri al mese divisi in quattro uscite settimanali. Cerco di inserire sempre tanta salita e tanta discesa e di correre un lunghissimo da 65 chilometri con 1500 metri di dislivello. Il mio lavoro mi porta continuamente in giro per l’Italia, la sfida è quella di trovare ogni volta un posto dove poter correre.

Ed è facile?
L’Italia è un paese meraviglioso, un paese per runners. Si riesce sempre a trovare un percorso, che il più delle volte è pure bellissimo: Abruzzo, Toscana, Emilia, Sardegna, Campania… Pianifico le mie trasferte scegliendo gli alberghi in base alla possibilità di correre e non ho mai rinunciato a un allenamento. Certo, qualche volta si finisce a correre in qualche luogo improbabile…

Per esempio?
Non dimenticherò mai quella corsa a Castel Volturno, vicino alla sede degli allenamenti del Napoli. Non so come, ma mi ritrovai in mezzo al nulla circondato da branchi di cani randagi. Ecco, non fu il massimo...