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RICCARDO BORGIALLI: INTERVISTA AL TRAIL RUNNER VINCITORE DELL’ULTRA TRAIL LAGO D’ORTA

Atleta piemontese anno 1991, Riccardo Borgialli fa parte della nazionale Italiana di Trail e vi spieghiamo perché afferma: “Mai senza Dinamo”.

Giovane, allegro e a quanto dice: “Non mi arrabbio mai”, Riccardo Borgialli è l’atleta protagonista di quest’intervista. Nato e cresciuto al Lago d’Orta in un paesino molto piccolo, ha sempre avuto uno stretto legame con le montagne, ma solo verso i 20 anni ha scoperto e capito che il trail running poteva essere il suo sport.
Da allora di successi se ne sono accumulati parecchi: ha corso numerose gare come il Tour del Monte Bianco, ha vinto la Ultra Trail Lago d’Orta, fa parte del team Salomon e della Nazionale e, non per ultimo, è ambassador Dinamo.

E allora chiacchieriamo con Riccardo Borgialli della sua passione e dei suoi traguardi.

Quando hai capito che il trail running sarebbe stato qualcosa di più che una semplice passione?
Non subito, questo no.
Un tempo giocavo a calcio e quello era lo sport che preferivo. Poi a 20 anni sono andato all’università a Pavia e non riuscivo più a fare allenamento con la mia squadra di casa, era diventato più complesso e macchinoso.
In quel frangente Giulio Ornati, amico e vicino di casa al Lago di Orta, ha iniziato a spronarmi e indirizzarmi verso il trail running, anche lui infatti corre e fa parte del team Salomon e pian piano mi ha convinto ad andare a correre con lui.
Ma il momento preciso in cui ho capito che volevo dedicarmi a questo sport è stato al rientro della Grande Traversata della Corsica a piedi. Da contare che io e i miei amici arrivavamo dal mondo del calcio, non eravamo abituati a quel genere di fatica… Eppure tornati a casa abbiamo capito che quello sarebbe stato la disciplina sportiva adatta a noi. Ero anche con Riccardo Montani e Giulio Ornati, oggi corriamo tutti e tre.

Ci racconti la tua prima gara? 
La mia prima gara è stata proprio sul Mottarone, la montagna simbolo del Lago d’Orta organizzata da Max Valsesia che è una leggenda del trail running visto che ha iniziato quando ancora questo sport non era popolare come oggi.
Lui organizza questa gara che si chiama Trail del Motty e io ho iniziato con gli 8 km e premetto che in quel momento mi sembravano una cifra di tutto rispetto, una bella gara insomma e non una semplice “garina” come invece potrei magari definirla oggi. Feci il primo grande passo: iniziare una gara. E l’ho fatto in uno dei miei luoghi del cuore.

A tutti noi comuni mortali che fatichiamo a capire come si riesca ad affrontare sforzi fisici simili, riesci a dare una spiegazione di cosa sia il trail running e perché per te è “semplice” farlo?
Credo sia una questione di adattamento. Prima parlavamo della gara di 8 km ad esempio che oggi mi pare una “garina”, ma giustamente per altri o per me agli inizi era tutt’altro che una “garina”.
Ma questo perché manca l’abitudine.
Poi con l’allenamento e con il reiterare tutti i movimenti ti entrano dentro. É semplice adattamento quello che porta un corpo a correre dai 10 ai 100 chilometri. Adattamento e costanza, perché senza costanza non vai da nessuna parte. Infatti quanto mi piace di più del trail running è che non conta il talento, non è come il calcio in cui è molto questione di talento.
Qui non ti regala niente nessuno. Qui la prestazione e la performance te la guadagni giorno dopo giorno lavorando. Lo ritengo uno sport onesto, altro elemento che mi ha fatto appassionare.

É semplice adattamento quello che porta un corpo a correre dai 10 ai 100 chilometri.

Alimentazione e nutrizione: quanto contano questi due aspetti per te come atleta? E come li affronti?
La benzina che metti nel tuo corpo serve a determinare la resa, in allenamento o in gara.
Per questo credo sia essenziale usare alimenti in linea con il mio corpo.
Mi sono sempre trovato bene con Dinamo perché tutta la sua ricerca nella naturalezza mi ha aiutato. Sono prodotti facilmente digeribili, ma al contempo energizzanti.
Molto importante alimentare sempre e costantemente  il nostro corpo diversamente possono nascere problemi in competizione. Spesso nelle gare ci sono atleti che hanno soffrono di dolori allo stomaco, non digeriscono… Ecco a me con Dinamo non è mai successo!
E credo questo dipenda dal fatto che Dinamo crea prodotti naturali esattamente come faccio io tutti i giorni che cerco cose naturali e non chimiche o lavorate.
Ci sono tanti elementi che possono inficiare una performance sportiva, ma almeno dal punto di vista nutrizionale con Dinamo mi sento tranquillo. Ci pensa lui a me per quelle 10 o 12 ore di gara.
Poi rimane l’allenamento a cui pensare!

Cosa usi per integrare la tua nutrizione e riuscire ad essere performante, in gara? E nella vita di tutti i giorni con allenamenti e preparazione?
Negli allenamenti in settimana da un’ora e mezza o due uso i gel della Dinamo in particolare quello al mirtillo che è il mio preferito e mi serve solo come supporto alimentare così da avere un rendimento costante in allenamento.
Nei weekend con allenamenti di lungo e quindi superiori alle tre ore di media, uso barrette o mandorle. Alimenti un po’ più solidi.
Ma io sono un grande amante dei gel! Ne vado matto e quindi in gara ne prendo molti a cadenza regolare e non ho mai problemi di reflusso o mal di stomaco. Non ho fastidio alcuno e quindi alla grande!

Ma se vai in vacanza… ti prendi mai delle vacanze anche dalla tua preparazione o non è possibile?
Sono dell’idea che la mente ha bisogno del suo benessere e quindi non rinuncio alla carbonara con gli amici solo perché mi sto allenando o alla berretta in compagnia. Non voglio viverla male.
Ci sono poi periodi dove metto più paletti e altri dove mi rilasso un attimo ad esempio dopo la gara obiettivo di stagione. A parte questo però, la vacanza è vacanza.

Come alleni la mente? Gli integratori quanto influiscono?
Parto da una base diversa e più che allenare la mente cerco sempre di guardare oltre. Metto al primo posto le cose a cui tengo di più e scelgo con cura le battaglie da combattere, ma in generale non mi arrabbio mai e non me la prendo. Questo forse il mio talento naturale in questo sport.
Anche in gara quando arriva la crisi e soffri pensando di non farcela, riesco a ricordarmi che passa. E che posso farcela.
Non uso però integrazioni per la mente, è una cosa che hai dentro. Una sorta di talento naturale molto importante però per fare endurance.

Cosa si pensa quando si corrono 100 km? Puoi condividere con noi qualche pensiero tipo o farci capire come la vivi?
Si arriva a pensare di tutto, in 11 ore di gara più che film ti fai una serie tv in testa! Per quanto uno possa essere concentrato è molto difficile restare focalizzato su una singola cosa per 11 ore. Quindi provo a pensare alle gambe o alla corsa, ma il pensiero a volte va.
Cerco però sempre di pensare a cose belle o al prossimo traguardo vicino tipo il ristoro in arrivo.
Per quanto si possa essere allenati  però può arrivare sempre la crisi muscolare e lì è durissima perché entri in uno stato confusionale e ti sembra che le energie ti abbiano abbandonato e che il tuo corpo non risponda più. 
In realtà tutto l’allenamento fatto in precedenza dovrebbe aver preparato il tuo fisico proprio per andare oltre questa crisi e qui la mente è essenziale per superare il blocco e andare oltre.
In quel momento il tuo corpo ti dice “FERMATI, basta!” e devo trovate la forza di dire che questo momento è temporaneo e passerà. Mi è capitato più volte e a volte va avanti per decine di minuti, ma poi passa.

Il sacrificio più grande?
Togliere tante ore alla famiglia. Se uno ha deciso di correre per tante ore come faccio io con le gare, le ore di allenamento sono proporzionali. Lo fai e lo faccio perché questo sport mi dà tanto indietro però è chiaro che il sacrificio più grande è la famiglia o la morosa che però capiscono e mi supportano!

Consiglio di divertirsi! Di trovare la felicità nelle montagne. 

E la soddisfazione maggiore?
Tante! Per fortuna davvero tante. Ma al momento mi viene subito in mente la Ultra Trail al Lago d’Orta 100 km, ovvero casa mia. Una gara che ho corso lo scorso anno e vinto.
Ho i brividi, più di 100 km sui sentieri di casa mia, che conosco da sempre e che ho percorso non so quante volte. Conoscevo ogni metro di questi 100 km e per tutte le 11 ore di gara vedevo sempre facce amiche che mi chiamavano per nome e mi conoscevano… Per poi arrivare all’arrivo con un tifo che manco al mondiale, una grande soddisfazione.
L’ho vissuta come un dire un grazie fortissimo a tutti quelli che erano lì con me.

Quali sono le cose delle quali non potresti fare a meno là dove prepari una gara o meglio un’impresa?
Gel integratori e il mio rituale di vestizione. Controllo ogni singolo dettaglio prima di iniziare la mia corsa di ore e ore consapevole che in tutte quelle ore ci saranno mille imprevisti, ma controllo tutto come se potessi controllare le cose.
Mi piace quel momento. Tutte le performance non si costruiscono dal nulla.

Un consiglio che daresti a chi si avvicina a questo sport?
La cosa fondamentale è il divertirsi. Fare qualcosa che ti piace che ti fa tornare a casa più ricco di quando sei uscito di casa. Io quella felicità l’ho trovata condividendo questa passione. Consiglio di divertirsi! Di trovare la felicità nelle montagne. Che sia condividere una vetta o tirare una discesa a manetta. Tutte cose che rendono il trail running così inclusivo.