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Federica Zuccollo: come la montagna genera campionesse

Donna tenace e determinata Federica Zuccollo è una delle poche atlete che ha iniziato a fare dell’endurance la sua primaria passione sportiva. Ecco l’intervista.

Può nascere qualcosa di incredibile da un periodo buio? Assolutamente sì e Federica Zuccollo ne è una delle tante testimonianze.
Ammalatasi di anoressia in giovane età, l’atleta ha prima scoperto la montagna e poi la corsa trasformando un periodo buio in uno dei suoi traguardi maggiori: il trail running e l’endurance. Oggi corre i 100 chilometri e ci racconta tutto in questa intervista.

La prima cosa che ti chiedo è: come hai iniziato? E perché?
Ho iniziato da poco, sono appena 3 anni e mezzo, prima giocavo a pallavolo. E il tutto è arrivato in seguito a un periodo buio della mia vita, soffrivo di anoressia e per 6 anni ho avuto questa malattia.

Poi alcune amiche un giorno mi hanno portato in montagna e ho scoperto che la montagna e lo stare all’aria aperta mi generava del benessere. Faceva bene a me, ma soprattutto ai miei pensieri in quel momento malati.

Pian piano ho iniziato a camminare con frequenza in montagna, poi a correre e mi rendevo conto che stavo bene, sia fisicamente che mentalmente. Sono poi arrivata alla prima gara nel 2018.

Possiamo dire che la montagna è diventata un aiuto psicoterapeutico?
Assolutamente sì. Inizialmente i miei genitori non erano contenti perché pensavano che la mia passione per la montagna fosse solo un nuovo modo per “bruciare calorie”. Invece no.
Quando hanno visto che tornavo a casa con il sorriso e facevo meno fatica a sforzarmi di mangiare, hanno capito anche loro che le cose stavano migliorando.

Come è arrivato il passaggio alla gara?
Per gioco con un’amica. Ha iniziato a dirmi che avrei potuto partecipare a una piccola gara, corta, di 16 km nelle mie zone per vedere come andava e soprattutto capire come stavo nel post gara. Io non sapevo niente del mondo delle gare e sono arrivata tipo 10/15 minuti prima, senza riscaldamento, niente.

Fatalità sono arrivata seconda! Mi son resa conto che potesse essere molto interessante come disciplina allenandomi con criterio… E infatti così è stato. Il mese dopo mi sono iscritta a un’altra gara e via così.

Come è cambiato il tuo rapporto con l’alimentazione ora che sei un’atleta?
Sono riuscita con l’aiuto di specialisti a venire fuori dalla malattia dell’anoressia e a maggior ragione con la corsa ci si deve alimentare correttamente. Serve la benzina giusta se no il corpo non va avanti per fare determinate distanze.
Inoltre da 6 anni sono vegetariana e non mangio carne e pesce, ma lo faccio per questioni etiche non di performance.
Cerco di mangiare un po’ di tutto e correttamente, soprattutto dopo una corsa lunga per finalizzare l’allenamento è corretto alimentarsi subito dopo. Cosa che inizialmente da profana del settore non facevo. Non avendo fame preferivo mangiare la sera, e invece è sbagliatissimo così.
Adesso pian piano ho imparato come alimentarmi correttamente.

Come hai conosciuto Dinamo e perché hai scelto proprio Dinamo per la tua integrazione?
L’ho conosciuto un paio di anni fa grazie al mio compagno Riccardo Borgialli, atleta anche lui e mi ha fatto provare i gel, le barrette e altri prodotti. Siccome già di mio seguo un’alimentazione vegetariana e cerco di mangiare pulito, in modo corretto, ho trovato in Dinamo prodotti al 100% naturali. Mi è piaciuto fin da subito. A differenza di altri marchi dove c’è sempre qualcosa di chimico. Poi vedevo che comunque riuscivo a tollerare tutto molto bene anche durante la gara, cosa non scontata e quindi continuo a usare questa integrazione con cui sto bene.

“Domina la tua mente”: è la frase che mi sono tatuata

E quali sono i tuoi prodotti preferiti?
Tra i gel è quello alla barbabietola e limone. Che di per sé la barbabietola non mi piace ma come gel molto. Poi di mio durante la competizione uso gel o mezza barretta soprattutto nelle corse lunghe.
Prima della gara alcune pastiglie PRE ACTIVITY e poi ogni ora e mezza prendo un mix di vitamine e proteine per prevenire i crampi di affaticamento.

Passiamo al lato sportivo. La tua disciplina o meglio la tua specialità?
Ho iniziato da gare corte, come quella da 15 km. Poi per un annetto ho sempre fatto gare da 20 o 30 km e poi invece ho visto che mi piace stare tante ore sulle gambe e quindi sono passata a gare da 50 km. Adesso mi piace avere un ritmo magari più tranquillo ma più lungo e di fatti l’anno scorso la gara più lunga è stata la 100 km. Diciamo che al momento mi sento più mia una ultra trail con distanze lunghe piuttosto che una gara sparata. Preferisco la resistenza alla velocità.

Il trail running o gli sport estremi spesso sono più comuni tra gli uomini, cosa vuol dire invece essere un’atleta di trail running donna?
Ci sono sicuramente più uomini che gareggiano e soprattutto sulla lunghe distanze ma perché c’è ancora questo stigma sbagliato a mio parere che la donna resta a casa con la famiglia, il lavoro e quant’altro. Non è una filosofia che appoggio.
Sicuramente è però legato anche al poco tempo che si può avere a disposizione le donne magari prediligono gare a breve distanze, credo eh.

Serve ascoltare il proprio corpo! Riposarsi a volte fa parte dell’allenamento. Ma i tuoi allenamenti?
Lavorando, cerco di allenamenti 6 giorni su 7… Io uno di riposo me lo prendo. Di assoluto riposo, neanche addominali niente. Ma nel weekend ad esempio in estate le mie 5 o 6 ore me le faccio.

La tua più grande soddisfazione o emozione?
La CCC 100 km.
L’anno scorso per me è stato un anno difficile a causa degli infortuni che mi hanno obbligato a stare ferma i primi mesi dell’anno. Ne ho sofferto anche in termini psicologici visto che sono riuscita a riprendere ad allenarmi con costanza solo a luglio.
Avevo già previsto la CCC 100, ma avevo solo un mese e mezzo per prepararla e preparare una 100 km in un mese e mezzo è un po’ pochino. Ma grazie alla mia testardaggine sono riuscita. Serve sempre anche un po’ di fortuna essendo una lunghezza di 100 km, ma è andata bene e ho ottenuto un ottimo risultato a mio parere (NdR Federica è arrivata decima).

E i sacrifici?
Ci sono. Non facendo vita da professionista serve lavorare e quindi conciliare il lavoro con lo sport.

Quali sono i tuoi nuovi obiettivi?
Non tanto una gara bensì costanza nell’allenamento.
Più costanza si ha e meno ci si infortuna e più si migliora. Questo il mio primo obiettivo. Poi non mancheranno gare e quant’altro, ma vorrei partire da qui.

Cosa ti permette di fare queste lunghe distanze a tuo parere?
Determinazione e forza di volontà. Anche se a me piace e mi fa stare bene questo sport.
É un po’ il mio mantra e me lo sono anche tatuata quando ancora avevo il periodo buio: ho scritto “Domina la tua mente”. E non potrebbe esserci frase migliore per l’endurance. Nelle gare lunghe alle volte la mente vacilla, vorrebbe farti abbandonare e invece è proprio lì che mi piace sfidarmi e andare oltre a quanto mi dice la mente in quei momenti. Ovvio solo se non ci sono malesseri o infortuni, quello è un altro discorso.

Quali sono i tuoi pensieri in una gara lunga?
Sono molto concentrata. Pensiero costante nella CCC ad esempio era il mangiare, il bere, l’ascoltare il mio corpo… Poi sicuramente i pensieri partono liberamente, si ha molto a che fare con se stessi e per tante ore.

Cosa consiglieresti?
Io sono pochi anni che corro ma quello che mi ha aiutato è preservare il proprio corpo. Se si è stanchi anche fisicamente o mentalmente, ascoltare il proprio corpo e riposare, ricaricarsi perché anche il riposo può essere allenamento.