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DAVIDE MAGNINI: DAL RECORD DEL TOUR DEL MONTE BIANCO A QUELLO DELL’ORTLES

Sci alpinista e trail runner fortissimo, Davide Magnini è un atleta professionista che colleziona un successo dietro l’altro. In questa intervista ci racconta come si fa a diventare il numero uno al Tour del Monte Bianco e non solo.

Davide Magnini è considerato da tempo l’erede di Kílian Jornet e per il suo “fortissimo motore” e per la sua grande resistenza nell’endurance nonostante la giovane età. Divenuto atleta agonista a 14 anni, da allora di km ne sono stati solcati tanti e oggi l’atleta professionista trentino ci racconta come ha iniziato e soprattutto come riesce a proseguire, giorno dopo giorno, a questi livelli.

Partiamo dalle basi: chi è Davide Magnini? Atleta, trail runner, sportivo, sci alpinista… Ma tu come ti presenteresti a chi non ti conosce?
La mia passione è l’outdoor, in tutte le stagioni. Che sia la corsa in natura o in montagna o al mare, se c’è una componente di salita e di fatica, è il mio.
Abitando però a Vermiglio vicino al Passo del Tonale sono vicino alle montagne da 3500 metri con i loro ghiacciai quindi inevitabilmente lo sci d’alpinismo occupa un posto rilevante nella mia vita e nelle mie giornate. Inoltre ho iniziato a diventare atleta agonista proprio partendo dallo sci d’alpinismo, ottenendo risultati importanti sia a livello nazionale che internazionale. Tant’è che sono entrato nella squadra nazionale giovanile di sci d’alpinismo e quindi a questo sport devo i miei inizi come atleta professionista.

Come hai iniziato tutto “questo”?
Sono nato in un ambiente stimolante. Mio papà è un appassionato di montagna e ha un negozio di articoli sportivi a Vermiglio specializzato in outdoor. Di mio quindi ero a contatto con gli sport di montagna da sempre. Inoltre mio papà faceva gare di sci d’alpinismo a livello nazionale ed è stato lui che fin da quando ero bambino mi ha spinto a cimentarmi in tutti gli sport invernali, a provarli. A fare attività.
Ero un ragazzo un po’ paffutello, ma molto attivo e con tanta voglia di fare e così sono partito dallo sci di fondo per poi arrivare allo sci di discesa con le prime gare

Quale è stata la spinta che ti ha portato a diventare atleta? E quale la spinta che ti porta a continuare su que sta strada oggi?
Nuovamente mio papà. Mi portava sempre in montagna.
Ho iniziato a seguirlo e a vederlo nelle sue gare. Quando poi a 14 anni ho avuto l’età giusta per poter partecipare alle gare di sci alpinismo ho iniziato con la categoria cadetti ottenendo da subito degli ottimi risultati a livello nazionale.
Sono entrato nella Nazionale Giovanile e da lì è partita la mia avventura da atleta. Da quel momento in poi lo sci d’alpinismo è diventato per me un’attività agonistica e non più solo una passione personale.

Guardare i tuoi video e seguire le tue imprese crea delle emozioni fortissime, ma quali sono le tue abitudini giornaliere? Come ti alleni tutti i giorni?
Preferisco allenarmi sempre al mattino. Dopo colazione, tutti i giorni.
A volte le sessioni sono più lunghe altre volte meno, ma di base torno per il pranzo o per il primo pomeriggio e mi dedico ad altre attività come la gestione social, il rapporto con gli sponsor o dò una mano al negozio a mio papà. Mi sono laureato in ingegneria dei materiali alla triennale e fino a qualche anno fa studiavo, ma per ora ho interrotto gli studi per mancanza di tempo. Magari li riprenderò un giorno.

Per una vita di questo genere, la nutrizione è essenziale. Come hai conosciuto Dinamo e come mai hai scelto i suoi prodotti?
Ho sempre avuto un occhio di riguardo per la qualità. Sia del cibo che mangio che a maggior ragione degli integratori che uso. Sono delicato a livello di digestione e quindi per me è importante avere prodotti di alta qualità. Sono venuto a conoscenza di Dinamo in quanto azienda italiana, con prodotti di origine controllata. Avevo provato alcuni prodotti Dinamo durante degli allenamenti e mi ero trovato bene dal punto di vista della digestione quindi ho deciso di continuare.

Quali sono i tuoi prodotti preferiti?
Mi trovo molto bene con le pastiglie PRE e POST ACTIVITY, mi permettono di tenere il fisico disintossicato dalla tossine e di sostenere un certo carico di lavoro per più giorni. Inoltre utilizo i prodotti della linea nutrizione tipo lo zucchero nativo o il sale rosa dell’Himalaya che uso abitualmente.

Quando decidi invece di affrontare una nuova sfida come il record dell’Ortles applichi strategie diverse di allenamento? Alimentazione? Meditazione o “segreti” per concentrarti?
Sì, quello sì. Nei giorni prima, sia che sia un record personale che una competizione importante, la tensione sale. L’agitazione si fa sentire. In passato mi agitavo e risentivo di questa agitazione anche perché la tensione porta via tante energie e rischi di non riuscire ad esprimerti al 100% a livello mentale.
Ho trovato poi dei metodi di rilassamento, di respirazione diaframmatica e ho applicato anche degli esercizi di mental training creati da psicologi che indagano questo aspetto delle performance e sono riuscito a trovare il mio equilibrio. Ora riesco a restare tranquillo, rilassato e soprattutto concentrato sulla gara.

Domanda inevitabile per chi ti vede sfrecciare a testa alta sulle creste delle montagne. Hai mai paura? O ti è capitato di averne?
Diciamo che quando sei nella performance e nel flusso, tutto quello che si vede in un video che segue questa impresa non lo senti allo stesso modo perché sei totalmente assorto dalla tua attività. Quando tutto va bene, ti senti in forma, senti che il fisico risponde perfettamente… l’esterno non lo percepisci. Poi vedendo i video anch’io mi rendo conto che ero vicino alla cresta piuttosto che al precipizio. Ma quando sei concentrato, è difficile anche sbagliare perché è quello per cui ti sei allenato tanto, tutti i giorni.
Quindi no, non mi è capitato quasi mai di aver paura.

Parliamo delle gioie che questo sport ti dà. Quali sono stati i momenti di maggiore soddisfazione e felicità?
A livello di imprese sicuramente il record sulla cima dell’Ortles, la più alta del Trentino Alto Adige. Lo porterò sempre con me. Era il primo progetto personale così grosso, rischioso e importante. L’ho organizzato con mio papà e alcuni amici e non solo è andato bene, ma ho avuto un grandissimo successo perché sono riuscito ad abbassare di un bel po il vecchio record (NdR: ha chiuso il record con 2h18’15” ovvero con ben 18’ guadagnati rispetto al vecchio primato di Marco de Gasperi).
Ne sono molto soddisfatto e ha davvero tanto valore per me. Anche il record sulla Cima della Presenella, la montagna di casa, è molto importante.
A livello di competizioni invece senza dubbio la Maratona del Monte Bianco, una gara storica e di grande importanza. Ero andato per vedere se ero capace di portare a casa 42 km di corsa in montagna e l’ho vinta con un tempo strabiliante. Record sul percorso. Altro posto speciale nel mio cuore anche perché questa gara ha iniziato a farmi conoscere al mondo sportivo come trail runner.

Inevitabili però i sacrifici…
Forse per chi è abituato a un altro stile di vita sì, ma io sono cresciuto così. Si tratta della mia vita e senza lo sport in montagna farei fatica a vivere. Se non mi alleno, sento che mi manca qualcosa. Sicuramente non è una vita semplice perché serve allenarsi sempre, in tutte le condizioni meteorologiche e soprattutto in tutte le condizioni mentali e fisiche.
A volte è dura anche sentire le pressioni psicologiche perché tutti si aspettano che tu faccia grandi cose perché è il tuo lavoro e lo fai tutti i giorni… Ma non lo vedo come sacrifico perché è una cosa che mi piace e che ho scelto. Farei fatica a vivere senza.

Nonostante la tua giovane età sei già un professionista dell’endurance… Quali sono le qualità che ti vengono riconosciute?
Tutti dicono che ho un gran motore, perché fin da giovane ero molto forte su distanze molto lunghe nonostante la giovane età. Ma fin da piccolo a me piaceva l’endurance.
Il ritmo e la costanza su distanze lunghe erano sempre uno dei miei punti di forza. Ovviamente questo talento va poi coltivato e allenato. Ma soprattutto serve farlo crescere che non è facile quando corri con i più forti al mondo. Serve dimostrare con i fatti le belle parole che tutti hanno sempre avuto su di me.

Consigli che daresti a chi inizia o si avvicina all’endurance.
Farlo con passione. Anche quando diventa quasi una droga questo sport al punto da creare quasi una dipendenza, serve ricordare la passione che ha portato a iniziare a correre. Questo sport ti permette di vivere la montagna e la natura in una prospettiva privilegiata: serve goderne appieno. E questo è uno dei punti che mi dà la motivazione di continuare sempre anche dopo 11 anni.